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L'Uomo al Centro": un'indagine ha censito le azioni di responsabilità sociale delle imprese

L'Uomo al Centro": un'indagine ha censito le azioni di responsabilità sociale delle imprese




 
 
Confindustria Vicenza, tramite l’Area Responsabilità Sociale d’Impresa, ha avviato un progetto chiamato “L’uomo al Centro”, che ha l'obiettivo di monitorare le iniziative, le attività e i progetti che le aziende vicentine svolgono per il bene dei propri lavoratori, della comunità, dell’ambiente e della società in generale. A questo scopo è stata realizzata un'indagine presso le aziende associate per conoscere e mettere insieme tutte le buone pratiche vicentine di Responsabilità Sociale d’Impresa.


Di seguito riportiamo il testo dell'articolo che il Giornale di Vicenza ha dedicato all'indagine, apparso mercoledì 10 marzo a firma di Antonio Di Lorenzo.

Alleghiamo inoltre i file con i risultati dell'indagine.


Così le imprese mettono al centro l'uomo
di Antonio Di Lorenzo

C’è chi assicura flessibilità d’orario per evitare ai dipendenti il caos e il trauma quotidiano del traffico al collasso. Ma c’è anche chi offre loro corsi di inglese e di informatica. C’è chi è elastico nell’orario perché le mamme possano andare a recuperare all’asilo l’amato pargoletto, ma c’è pure l’imprenditore che chiude un occhio sulla liquidità aziendale e sgancia l’anticipo sul Tfr per far acquistare la sospirata casa.
C’è chi mette a disposizione almeno un locale ristoro e un microonde perché i dipendenti possano scaldarsi il cibo portato da casa. E c’è chi affronta, a nome loro, le banche per spuntare rate di mutuo non asfissianti. C’è chi restringe al massimo la pausa pranzo, per consentire ai dipendenti di lasciare prima l’azienda e avere più tempo per sé o per la famiglia. E c’è chi si impegna, non solo l’8 marzo, ad assicurare pari opportunità alle donne in fatto di stipendio, carriera, part-time.
C’è, infine, chi si preoccupa perfino di avere un defibrillatore in azienda. Per il momento sono otto nel Vicentino (più quelli delle sezioni territoriali di Assindustria): da Tezze sul Brenta a Villaga, da Montecchio Maggiore a Vicenza, da Arzignano a Caldogno... Ma è una scelta che disegna il nuovo volto del welfare alla vicentina: se Alessandro Rossi e Gaetano Marzotto costruivano “città sociali” e Società di mutuo soccorso, adesso l’impresa che mette al centro l’uomo c’è ancora, è ben viva ma segue altre strade. Quali siano questi comportamenti virtuosi l’ha messo in luce un’indagine - che ha riservato parecchie sorprese - condotta dall’Assindustria berica. «Anziché diffondere teoricamente il concetto di “responsabilità sociale dell’impresa”, che è compito arduo, è meglio fotografare quali sono le azioni positive che sono già realizzate in azienda. Perché queste attività non sono né semplici né scontate fra le stesse imprese». Matteo Cielo, giovane imprenditore nel settore del vino, delegato per la responsabilità sociale d’impresa, ha spiegato finalità e risultati del sondaggio “L’uomo al centro”.
A 1.950 aziende, sulle oltre 2.300 iscritte, sono stati distribuiti i questionari, articolati in cinque argomenti. Ne sono tornati compilati 167, circa il 9%. Un risultato definito dallo stesso presidente Roberto Zuccato «molto elevato». «Di questi tempi, i questionari sono l’ultima preoccupazione per un imprenditore. Chi si mette a rispondere, vuol dire che ci crede davvero».
Che questo sondaggio sia un affidabile specchio dell’intera imprenditoria vicentina lo provano due considerazioni: «Molte imprese - spiega Matteo Cielo - che non hanno risposto al questionario, ritroveranno in queste “azioni” a favore dei dipendenti più d’una che loro stesse stanno realizzando. Inoltre, l’80% delle imprese che ha risposto non ha attivato un percorso di responsabilità sociale. Vuol dire che la stanno già vivendo, vuol dire che il terreno è fertile per far crescere questo concetto: mettere al centro l’uomo». «L’indagine dimostra - sottolinea Matteo Cielo - che la responsabilità sociale non è legata alla grandezza dell’azienda, ma è diffusa a tutti liveli. Il che si verifica perché molte “azioni” hanno un basso costo e un impatto alto. La piccola azienda può fare molto per aumentare il benessere».
Le risposte offrono un ampio ventaglio di comportamenti: per esempio, tre imprese su quattro (nella fascia sino a 50 dipendenti) adottano un orario flessibile. E nell’80% dei casi le aziende convocano riunioni per risolvere i problemi aziendali (piano piano sta sparendo la figura del paròn despota...) e verificano periodicamente la soddisfazione del personale. «In gran parte - annota Cielo - le azioni per il benessere dei dipendenti sono orientate alla famiglia: dall’elasticità degli orari alle pari opportunità».
Commenta il presidente Zuccato: «Questa indagine dimostra che si sta sviluppando un nuovo concetto di imprenditorialità. L’impresa non è solo il luogo in cui si crea ricchezza, ma anche valore per la società, perché c’è attenzione al territorio e al rapporto con le persone. Non è più il tempo del testa bassa e pedalare, adesso la testa bisogna alzarla e guardare avanti». «Queste scelte - argomenta Cielo - forse non faranno superare la crisi, ma creano una squadra motivata, e quindi assicurano una carta in più da giocare».

03 presentazione UOMO AL CENTRO x presentazione.pdf04 RISULTATI QUESTIONARIO analisi x presentazione.pdf



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